sabato 16 luglio 2011

La Playstation antelucana.

Uno va al cinema per rilassarsi, giusto?
E si vede che son nervosa, perché per andare al cinema questa sera decido di fare un rally su e giù per la sopraelevata con il mio fuoristrada 4x4. Giù aiuole, giù cartelli stradali, giù motociclisti; e già che ci sono faccio anche un secondo passaggio, casomai fosse rimasto qualcosa in piedi.
Al cinema ci vado da sola, e quando esco dalla proiezione mi metto a chiaccherare con una ragazza che incontro nel foyer; mi volto e vedo accanto a me un tizio con cui ho fatto un colloquio qualche anno fa.
Uellà, gli dico, a corto di argomenti.
E' diverso da come me lo ricordavo; è tranquillo e sorridente, con il suo giubbotto e il suo zaino sulle spalle.
Vieni da me a giocare alla Playstation, mi dice, magari intanto mi racconti come ti vanno le cose.
Ok, dico io, salendo sul mio fuoristrada che durante il film si è come sgonfiato ed è diventato una biciletta sfigatissima. Lo seguo fino a casa, ed è una delusione: dopo un ingresso spettacolare, degno di uno dei migliori establishment Californiani, ci infiliamo in questo mini appartamento dove vive in condivisione con due suoi stagisti.
Strano, penso io.
I due sono odiosi, girano in mutande e canotta per casa e fanno di tutto per rubarmi il joystick di mano. Il mio ospite è passivo, completamente disinteressato dalla situazione, al punto che saluta tutti e se ne va a dormire.
Penso proprio che sia il caso di andarmene, e indispettita dal trattamento ricevuto esco senza salutare.
Però mi perdo nel labirinto dello stabile, e in più mi rendo conto di aver dimenticato la borsa da loro; così torno indietro, recupero la borsa e mi faccio accompagnare fino al cancello.
Dietro di me, nel giardino tropicale del complesso edilizio più sfarzoso di questo lato del mondo, l'acqua della piscina si increspa leggermente, mossa da un leggerissimo alito di vento spinto fino a qui da un cielo così perfetto da sembrare finto.
Salgo sulla bici che albeggia, e imbocco la sopraelevata che arriva dritta dritta a casa dei miei.
Hai fatto tardi, dice mia madre in un'alba rosata.
Non sai quanto, dico io, e nel mio sogno mi addormento al quadrato.

Dreamed by: Co.

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